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L'ENIGMA DEL SILURAMENTO DELL'INCROCIATORE MOLOTOV"
Date: March 15, 2018 05:51PM

L’ENIGMA DEL SILURAMENTO DELL'INCROCIATORE MOLOTOV

Come abbiamo trattato in un nostro articolo, il successo del siluramento dell’incrociatore MOLOTOV, che era stato sempre considerato il successo di una unità insidiosa italiana, il Mas 568, da diversi anni è stato attribuito ad una squadriglia di aerosiluranti tedeschi operanti nel Mare Nero, a Safi in Crimea; ossia alla 6./KG.26. Ciò é alquanto dubbio e assai contestabile e da ridimensionare, poiché il velivolo He.111 del tenente pilota Hans-George Bacheim che avrebbe colpito e danneggiato con un siluro l’incrociatore, in realtà apparteneva alla 7./KG.26 (ex 4./KG.26) e non rientrò alla base per convalidare il successo.
Ma a questo punto, poiché l’He.111-H6 (n. WNr 4816 – codice 1T+JH) non rientrato alla base, e che secondo i russi alle 01.27 del 3 agosto fu abbattuto in fiamme dalle artiglierie del MOLOTOV (capitano di vascello M.F. Romanov), apparteneva alla 4a Squadriglia (capitano Gerd Schäfer) del II./KG.26 (maggiore Horst Beyling), e quindi ad un reparto da bombardamento specializzato anche nel lancio di mine, ma che in primavera si era addestrato al lancio siluri nella Scuola Aerosiluranti tedesca di Grosseto, Kampfschulgeschwader 2 – SKG 2, istituita il 23 ottobre 1941.
Al momento del siluramento del MOLOTOV, che poco prima era stato impegnato in un breve bombardamento delle posizioni tedesche di Fedosia assieme al cacciatorpediniere KHARKOV (capitano di fregata Shevchenko), secondo il Diario della Seekriegsleitung (SKL), l’Organo Operativo dell’Alto Comando Navale germanico (OKM), sul cielo delle navi vi erano uno o più aerosiluranti che a iniziare dalle ore 22.45, con il tallonamento notturno, mantenevano il contatto con la formazione navale sovietica; e uno di essi doveva essere proprio l’He.111 della 7./KG.26, non rientrato alla base e alla cui ricerca di naufraghi fu inviato l’indomani all’alba un idrovolante da soccorso Do.24, decollato da Feodosia, che non trovo nulla. Inoltre, mentre la versione russa, come vedremo, sostiene che il MOLOTOV, dopo essere stato impegnato in un breve bombardamento delle posizioni tedesche di Feodosia, fu attaccato da tre aerosiluranti, costringendolo ad effettuare con l’incrociatore manovre evasive, fino a quando fu colpito dal siluro dall’ultimo velivolo; ossia quello che contemporaneamente avrebbe abbattuto e visto precipitare in fiamme.
Secondo la documentazione tedesca, quella notte non si verificarono attacchi aerei notturni dichiarati dalla Luftwaffe. In particolare ciò non avvenne dal Comando locale, il Fliegerführer Süd, né da quello centrale (OB.d.L.), sempre tenuti tempestivamente al corrente dai Comandi di Gruppo per telefono o per telescrivente. Qualunque ne fossero stati gli esiti dell’attacco era pur sempre un’informazione che sarebbe stata assurdo non registrare e divulgare, specialmente se l’attacco fosse stato giudicato andato a buon fine.
Quindi abbiamo soltanto la versione di scrittori russi secondo cui a un aereo che l’incrociatore avrebbe abbattuto e visto bruciare in mare per più di tre minuti, va il merito del siluramento del suo incrociatore. Tuttavia, egli non ha il sostegno in questa tesi dell’allora tenente Rudi Schmith, poi ultimo comandante del II./KG.26 negli anni 1944-45, che nel suo libro sostiene che le navi sovietiche erano state attaccate soltanto verso mezzogiorno del 3 agosto da dieci aerei He.111 della 6./KG.26, specificando che quello fu il primo e ultimo attacco della giornata contro la flotta rossa da parte degli aerosiluranti.
Secondo lo storico tedesco Jürgen Rohwer, gli aerosiluranti della 6./KG.26 andati all’attacco “erano comandati del tenente Wilhel Klkeeman”, mentre, invece, il comandante titolare era il capitano Karl Otto Max Barth che con dieci He.111 della Squadriglia si trovava alla Scuola Aerosiluranti di Grosseto per un periodo di addestramento. Ma quelle azioni del II./KG.26, che secondo la versione sovietica ebbero inizio alle ore 07.10 al traverso di Anapa da quattro aerosiluranti, e che furono contrastate da quattro aerei da caccia sovietici i cui piloti ritennero di aver abbattuto un He.111, avvennero senza conseguire risultati quando le unita sovietiche, con il MOLOTOV che procedeva alla velocità ridotta di 10 nodi, si stavano ritirando da circa sei ore da quando l’incrociatore era stato colpito.
Nella valutazione di Supermarina (“Danni inflitti al nemico”), realizzata sulla scorta dei telegrammi n. 42783 e 47917, spediti dal Comando della 4^ Flottiglia MAS (capitano di fregata Francesco Mimbelli), in cui si affermava che una nave sovietica “era stata sicuramente affondata dai siluri del nostri MAS”, l’azione d’attacco alle due navi nemiche è descritta come segue:

“Mas 573, ore 0015, a circa 10 miglia levante di Feodosia, lancia due siluri – distanza 1200 m. – contro grosso incrociatore scortato da un CT, che aveva effettuato bombardamento costiero. Unità maggiore colpita da un siluro all’altezza del 3° fumaiolo. Violenta reazione. Mas 568, in agguato poco distante, accorreva al segnale di scoperta: avvistato si disimpegna, torna all’attacco e alle ore 0130 – distanza 800 metri – lancia due siluri colpendo incrociatore a prora ed al centro. La nave si incendia. L’unità si presume affondata e si ritiene fosse un incrociatore del tipo KRASNY KRIN, perché aveva tre fumaioli verticali”.

Al comandante Legnani, che il 10 giugno 1943 ricevette a Roma la Medaglia d’Oro al Valor Militare dal Re Vittorio Emanuele III, è stato sempre accreditato da parte italiana, e anche dalla Marina tedesca il siluramento di un incrociatore, che secondo il comandante del Mas 573, capitano di corvetta Castagnacci, era di tipo “Krasny Krim”. Anche il Fliegerführer Süd, dopo due o tre giorni d’indagini, arrivò alla conclusione che il KRASNY KRIM era stato affondato da un Mas italiano. Ma poi cambiò parere in seguito all’avvistamento dei ricognitori del 9 agosto, che indicava il KRASMY KTIM in mare perfettamente indenne, e suggerì che probabilmente la nave affondata era un cacciatorpediniere.
E con la considerazione che il MOLOTOV fu effettivamente silurato e danneggiato dal Mas 568, fatto difficilmente smentibile se non per voler continuare a ricercare l’introvabile, può essere convincente da quanto segue; ossia da comè stato descritto in scritti e interviste dal comandante del Molotov, che con le sue tardive e discutibili dichiarazioni ha sollevato una serie di polemiche, inestate da autori russi e non solo, tutte contro la versione ufficiale italiana, che fino a allora era pienamente condivisa dai tedeschi.
Alle 01.19 del 3 agosto un primo aerosilurante fu visto avvicinarsi al traverso dell’incrociatore, sul lato sinistro. Il capitano di vascello Romanov ordinò di virare a destra, e uno dei due siluri lanciati dal velivolo passo lungo il lato di dritta del MOLOTOV. Dopo cinque minuti, seguì un attacco simultaneo da parte di altri due aerosiluranti. Uno degli He 111 si diresse verso il fianco destro dell'incrociatore, l'altro sul fianco sinistro con rotta 110°. A causa dello sfavorevole chiarore della luna il secondo aereo fu avvistato in ritardo. A una distanza di 3.600 metri i cannoni pesanti del MOLOTOV da 180 mm, aprirono il fuoco con ritmo accelerato e l’incrociatore cominciò a manovrare sulla sinistra, fronteggiando sulla destra l’attacco del primo aerosilurante, che con angolo di rotta di 150° lanciò due siluri, visti passare a poppa del MOLOTOV. L’altro aereo, quello che era stato avvistato in ritardo, lanciò i suoi due siluri, dei quali, sempre secondo la versione sovietica, uno passò sul lato sinistro dell’incrociatore, mentre l’altro, alle 01,27, lo colpì a poppa sul fianco destro [sic].
Se si accetta la versione fornita dagli storici e ricercatori sovietici, vorremmo proprio sapere come può aver fatto il pilota del velivolo tedesco (che attaccando linearmente da sinistra con rotta d’impatto 110° fu subito abbattuto dopo il lancio dei siluri), ad andare a colpire l’incrociatore a poppa del fianco opposto. Occorre considerare che i siluri furono lanciati dall’He.111 uno dopo l’altro, ed esisteva per l’incrociatore in accostata a sinistra pochissimo spazio di manovra. Per completare da sinistra un ampio giro completo, in modo da presentare all’aereo nemico il fianco destro, al MOLOTOV sarebbero occorsi alcuni minuti.
Contemporaneamente all’attacco degli aerosiluranti tedeschi si era fatto sotto il Mas 568 del sottotenente di vascello Legnani che, ricevuto dalla stazione radiotelegrafica di Feodosia il segnale di scoperta “Unità nemiche bombardano la costa”, dopo aver passato la segnalazione al Mas 569 (che però la ricevette con un ritardo di circa un’ora), manovrando a tutta forza, con condizioni del mare forza 3, si era portato nella zona in cui le navi sovietiche avevano iniziato il bombardamento, arrivando a contatto con esse “alle 01.18 … in un punto a 3-4 miglia per S.E. dalla zona in cui era avvenuta l’azione del 573”. Nel fragore d’artiglieria, il comandante Legnani ritenne di essere inquadrato dai grossi calibri delle navi nemiche, che non aveva ancora avvistato trovandosi “dal lato sfavorevole rispetto alla luna”, mentre, invece, il Molotov, che era impegnato dagli aerosiluranti tedeschi, percepita la nuova minaccia insidiosa, sparò sul Mas 568 con le mitragliere.
Il tenente di vascello Legnani, figlio dell’ammiraglio Antonio Legnani all’epoca Comandante della Squadra Sommergibili (Maricosom), manovrando ad alta velocità con il mare al moscone e il suo Mas ricoperto di spuma per gli altri spruzzi del mare che lo investivano, si porto a prua delle navi sovietiche, per poi lanciare i suoi due siluri su un incrociatore di tipo imprecisato da una distanza di 800 metri, “mirando la zona a centro prua sulla sagoma nera della nave”, e ritenne di averla colpita alle 01.30, a prora e al centro, con entrambe le armi. Nello stesso tempo accostò subito per sottrarsi nell’oscurità alla reazione nemica.
Ha scritto al riguardo il capitano di fregata Francesco Mimbelli:

I due siluri lanciati a breve distanza hanno entrambi colpito l’unità maggiore che si è incendiata ed è esplosa violentemente dopo pochi minuti. L’esplosione è stata osservata distintamente anche dall’altro Mas [Mas 573], che nel frattempo era andato alla fonda sotto costa, e dagli armamenti delle batterie costiere germaniche e dalle stazioni di vedetta.

Quindi, soltanto dopo il lancio dei siluri del Mas 568 furono viste fiamme ed esplosione avvolgere il Molotov, che pertanto non poteva essere stato colpito nei precedenti minuti dell’attacco aereo. Né la violenta esplosione poteva essersi verificata, come qualcuno ha sostenuto, al momento in cui l’aereo tedesco era caduto in mare dopo essere stato colpito dalla contraerea del Molotov; anche perché il velivolo He.111 era stato abbattuto, secondo il rapporto del Molotov, alle 01.27, ossia tre minuti prima dell’attacco del Mas 568. Inoltre, tra l’esplosione di un siluro sullo scafo di una nave, seguita da grande rumore, e la caduta di un aereo che, liberatosi dei siluri, poteva trasportare ormai come corpo infiammabile solo la rimanenza della benzina, vi è parecchia differenza. Infine quell’esplosione, se avvenuta minuti prima, non sarebbe sfuggiata sui Mas e sulla costa alle stazioni di vedetta germaniche.

Sull’episodio, sto compilando un grosso articolo con tutti i particolari ricavati nell’Archivio dfell’Ufficio Storico della Marina Militare (a me aperto fin dal 1960), e sarà mia cura farlo conoscere

Francesco Mattesini
Roma, 15 Marzo 2018

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L'ENIGMA DEL SILURAMENTO DELL'INCROCIATORE MOLOTOV" francesco Mattesini 03/15/2018 05:51PM


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